Dispositivi Interspinosi

Dispositivi interspinosi (assistenza posteriore al disco)
Sono utilizzati per il trattamento della lombalgia e sciatalgia da malattia degenerativa della colonna lombare.
Il concetto dei dispositivi interspinosi si basa sull’osservazione che in molti pazienti con stenosi del canale, la sintomatologia dolorosa migliora con i movimenti di flessione con lo scarico di tensione sull’anulus posteriore del disco, il quale è considerato in molti casi il “generatore del dolore”.
Tale protesi (detta anche “distanziatore interspinoso” o “dispositivo ammortizzante”) viene posizionata tra i processi spinosi dei livelli
sintomatici del disco, riduce il carico sul disco e sulle faccette articolari e quindi allarga lo spazio del disco e del forame, alleviando i sintomi del paziente. Il tutto si esegue con in alcuni casi in anestesia locale. In molti casi i dispositivi interspinosi vengono utilizzati in combinazione con la decompressione foraminale selettiva.
Protesi da noi utilizzate: protesi statiche (X-Stop, Wallis), protesi dinamiche – compressibili (Viking, Diam, Coflex “U”)

X-Stop (St. Francis Medical Technologies, San Francisco): in titanio, è composto di una parte centrale con due piccole ali laterali che ne prevengono lo spostamento; è la prima alternativa mini-invasiva alla chirurgia correttiva delle stenosi (o restringimento) del canale vertebrale per claudicatio neurogena di grado lieve-moderato. Come tutti gli altri dispositivi interspinosi è disponibile in diverse misure per adattarsi al meglio alla morfologia della colonna di ciascun paziente. La protesi viene inserita nel tratto lombare della colonna vertebrale, esattamente tra due processi di vertebre contigue fra cui sussiste la stenosi, con un intervento chirurgico molto breve (circa 30 minuti) attraverso una incisione cutanea di 3-4 cm, anche in anestesia locale. Dal punto di vista pato-anatomico la flessione ottenuta con l’inserimento del dispositivo porta ad uno stiramento del legamento giallo (ligamentum flavum) ridondante e distrae i forami nervosi.
Wallis (Abbot Spine, Bordeaux): in PEEK (polietereterketone), stabilizzato con due nastri di Dacron. Sebbene non sia veramente compressibile, le proprietà del materiale si avvicinano molto al modulo elastico degli elementi vertebrali posteriori. I due nastri di dacron abbracciano i due processi spinosi superiori ed inferiori e vengono tirati con uno strumento speciale. Rispetto agli altri sistemi interspinosi, questa funzione consente di allargare anche lo spazio discale anteriore. Le indicazioni sono il trattamento chirurgico del dolore lombare da patologia degenerativa discale da lieve a moderata, la microinstabilità.

Viking (Sintea Biotech, Italia) ): in PEEK (polietereterketone). Di forma cilindrica, con due ali superiori ed inferiori che ne consentono la fissazione a livello delle apofisi spinose sopra e sottostanti. Per inserire il dispsitivo è necessario sezionare il legamento sovraspinoso, che viene successivamente suturato. Le indicazioni sono la patologia degenerativa discale lombare, l’ernia del disco, la stenosi lombare, la microinstabilità.
Diam (Medtronic Sofamor Danek, Memphis, Tennesse): Cuore centrale in silicone coperto di uno strato di poliestere. E’ l’unico confezionato con materiale veramente compressibile. Viene tenuto in posizione da due nastri. Indicazioni sono la patologia degenerativa discale lombare (ernia del disco e stenosi).

Coflex “U” (Paradigm Spine, New York): metallico. Originariamente sviluppato in Francia: a forma di “U”, con clip sui margini superiori ed inferiori che ne consentono il bloccaggio sui processi spinosi. Le indicazioni sono la patologia degenerativa discale lombare, l’ernia del disco, la stenosi lombare.
Ellipse (Sintea Biotech, Italia): in PEEK (polietereterketone) e titanio, è costituito da un corpo principale ed un modulo di chiusura. Il corpo principale presenta cranialmente e caudalmente due selle che favoriscono l’alloggiamento dei processi spinosi; è inoltre dotato di una cava appositamente ricavata, per permettere al modulo di chiusura di ruotare al suo interno. Una volta posizionato tra i processi spinosi, il dispositivo viene chiuso facendo ruotare il modulo di chiusura all’interno dell’apposita cava. Il bloccaggio della chiusura sul corpo principale avviene tramite una “linguetta” direttamente ricavata su quest’ultima, la quale ne impedisce lo sfilamento.
La sua geometria consente un inserimento laterale con tecnica chirurgica minimamente invasiva, evitando la recisione e l’asportazione dei legamenti sovraspinoso e interspinoso.
Questa informazione viene fornita solo a fini educativi e non deve essere considerata un consiglio medico. Non è stata presentata per sostituire il giudizio clinico indipendente del medico sull’appropriatezza ed i rischi della terapia riguardanti il singolo paziente.